Rocco Lancia - Titolo dell'opera: "Dea Libera"

Rocco Lancia e la sua opera partecipante a Contesteco 2020

Rocco Lancia nasce a Roma nel 1970; giovanissimo si trasferisce a Parigi con la sua famiglia. Trasferendosi nuovamente in Italia metterà l’arte al centro del suo percorso di studi, frequentando dapprima il Liceo Artistico di Frosinone “Anton Giulio Bragaglia”, dove approfondisce tematiche legate al Surrealismo e alla Pop Art. Prosegue il proprio percorso formativo iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Roma, laureandosi in scenografia nel 1996.
Affianca lo scenografo Dante Ferretti presso gli studi cinematografici di Cinecittà in Roma. Vince nel 1999 il primo premio per il manifesto del Festival Internazionale del Folklore ad Alatri (FR). Nel 2000 sente nuovamente il bisogno di tornare a Parigi lavorando come aiuto scenografo per l’Istituto del Mondo Arabo e la Bibliothèque National “Francois Mitterand”. Da 15 anni vive in Italia dove si dedica alla sua attività pittorica; organizza mostre ed eventi culturali coordinando anche giovani artisti attraverso l’Associazione dal lui fondata Artqube. 

"Dea Libera" - Dimensioni 80 x 80 cm

Il classicismo si fonde con l’arte contemporanea. Un neoclassicismo rivisitato in maniera più espressionista per quasi arrivare ad un astrattismo. I colori freddi nella parte sinistra della dea si contrappongono alle spatolate calde e violente nella parte destra. “Liberi et liberti in castris Liberi simulacrum colent."
I liberi e i liberti venerano la statua di Libero negli accampamenti. Liber, chiamato anche Liber Pater, era un antico Dio italico della fecondità, del vino e della sfrenatezza. Qualcuno pensa provenga da Dioniso, e in effetti il Bacco italico ha poco del Dioniso greco, mentre Dioniso ha aspetti misterici sicuramente simili a Libero. Dopo la soppressione da parte del Senato romano dei culti di Bacco, gli italici moderarono l'atmosfera delle feste, meno sfrenate dei baccanali. Ma in che consisteva questa sfrenatezza? Perché i romani durante i banchetti si ubriacavano spesso, dunque ciò che li scandalizzava era la libertà sessuale delle donne, e magari anche dei gay, perché i maschi la loro libertà l'avevano in pieno.

Nonostante non vi fossero veri luoghi di culto nell'Urbe per Liber, i giorni seguenti il 17 marzo si festeggiavano i Liberalia, con feste, banchetti e divertimenti. Il lavoro dei campi era sospeso, in quanto Liber era un Dio agreste, e pertanto celebrato in tutte le campagne. In quei giorni non lavorativi, gli adolescenti avevano diritto a divenire adulti, secondo le regole del tempo, con l'assegnazione della toga virilis. 

Liber aveva come compagna la Dea Libera, ma la storia originale fu che Libera era una Grande Madre Natura, e la natura è assolutamente libera. Si accoppia e partorisce ovunque, basta una fessura in una roccia perchè vi spunti una pianta. Non a caso gli Egizi chiamavano la Dea Hator, anche lei Madre Natura, la "Grande Prostituta", tenendo conto che all'epoca la prostituzione era sacra e rispettata. Come tutte le Grandi Madri Libera era Vergine ed ebbe un figlio senza avere alcun partner, poi il figlio crebbe e divenne suo Paredro, ma sempre a lei sottoposto, il figlio-vegetazione che muore ogni inverno per risorgere in primavera...
Realizzata nel periodo di quarantena con materiale a disposizione (un banner pubblicitario di una precedente mostra).
La Dea Libera non ha bisogno di barriere per esprimere la sua determinazione. Ho voluto realizzare il volto di una donna: da una parte con colori freddi e “congelati” dal periodo della quarantena, dall'altra parte la donna con colori più caldi che esprimono la voglia di uscire dal fermo. Una donna che vuole vivere e ardere di passione. 

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