Pier Paolo Pasolini e il suo rapporto con la pittura

Pasolini e la pittura

La poliedrica personalità di Pier Paolo Pasolini è certamente nota a tutti. Attraverso le sue attività di intellettuale, scrittore, poeta, regista, filosofo, Pasolini è riuscito nel corso della sua purtroppo breve vita, ad aprire occhi e menti su tante questioni sociali, politiche ed economiche del nostro Paese. Ma c’è un’attività del Maestro che è meno nota, e che invece è bene approfondire per conoscerlo ancora meglio: la pittura.

Il rapporto di Pier Paolo Pasolini con la pittura iniziò molto presto, intorno agli anni ’40. Durante il suo periodo universitario a Bologna, ebbe l’opportunità di conoscere Roberto Longhi - Professore e Critico d’arte - che lo sostenne nella stesura della tesi incentrata sulla pittura italiana del Novecento. Pasolini venne ispirato per i suoi primi lavori da Masaccio, Carrà e Morandi, e si dilettò con soggetti diversi come ritratti, paesaggi, nature morte, non solo attraverso la pittura ma anche il disegno.

Nonostante la sua lunga attività anche in questo settore artistico, Pier Paolo Pasolini non si è mai considerato né un vero pittore, tanto meno un critico d’arte. Anche in questa sua veste meno conosciuta, Pasolini andava controcorrente:

“Ci sarà una ragione per cui non mi è venuta mai l’idea di frequentare qualche liceo artistico o qualche accademia”.

Pronunciando queste parole, il Maestro ha voluto esprimere il disagio di seguire anche in questo frangente, un percorso tradizionale in parte omologante. Non era tanto l’aspetto tecnico o accademico dell’arte pittorica ad attirarlo, quanto più quello morale e storico-culturale che si cela dietro un’opera. Amava approfondire e comprendere il sentimento e i processi interiori che portavano i pittori a creare determinati dipinti e disegni.

“La mia pittura è dialettale: un dialetto come lingua per la poesia. Sento ancora quando dipingo, la religione delle cose”.

Sia all’epoca dei suoi inizi nell’arte pittorica, che molto più tardi quando la riprese in mano, Pier Paolo Pasolini aveva in mente dei temi ben precisi, quelli familiari quotidiani. La sua attività artistica come pittore, ha avuto momenti più intensi alternati ad altri durante i quali si esprimeva con le sue più note attività, anche se la sua passione per la pittura continuava ad essere espressa attraverso le scenografie dei suoi film. Nell’ultimo periodo della sua vita, dal ’70 al ’75, tornò ad essere attivo anche come pittore e disegnatore. Di questo periodo sono conosciuti i suoi ritratti, spesso dedicati agli “amici del cuore”: Maria Callas, Ninetto Davoli, Laura Betti, Andrea Zanzotto e Roberto Longhi.

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