Ambiente, Dante Alighieri e la Divina Commedia, cos’hanno in comune?

Il legame tra Dante, la Divina Comme

Quando si parla di Dante Alghieri, l’associazione al poema allegorico-didascalico la Divina Commedia sembra, peccando di superficialità, l’unica annoverabile al sommo poeta. Dante Alighieri è universalmente considerato il padre della letteratura italiana e la Divina Commedia uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi; tuttavia del poliedrico profilo culturale del sommo poeta si conosce poco, lasciando così poco spazio al forte legame tra Dante Alighieri, l’ambiente e la natura. E’ importante infatti evidenziare il fatto che ai suoi tempi, la formazione e l’acquisizione del sapere abbracciava un’ampia fascia di discipline umanistiche e scientifiche.
Dante Alighieri ha infatti scritto di astronomia, di geografia, di minerali, di animali, di studio del cosmo e si è occupato anche di politica. La sensibilità e l’interesse nei confronti dell’ambiente e la natura li ha maturati durante la sua formazione presso l’Ordine dei Francescani e si sono poi rivelati nei suoi scritti e in particolar modo nella sua opera la Divina Commedia.

Dante ha sempre manifestato il suo amore ed interesse per la natura e l’ambiente che sono per lui, grande fonte d’ispirazione poetica. Per Dante la permanenza dell’uomo sulla terra è temporanea, in attesa di quella eterna nel Paradiso e la natura in terra rappresenta la perfezione e la bellezza della mano di Dio, e ciò che Dio ha creato non deve essere alterato. Una visione, quella di Dante nella Divina Commedia, che si confà a quella dello sviluppo sostenibile il quale si prefigge come obiettivo quello di raggiungere e condividere tra i popoli, equilibrio ed armonia tra crescita economica, uomo e ambiente.

…Le cose tutte quante
hanno ordine tra loro, e questo è forma
che l’universo a Dio fa simigliante
Qui veggion l'alte creature l'orma
de l'etterno valore, il qual è fine
al quale è fatta la toccata norma.
Nell’ordine ch’io dico sono accline
tutte nature, per diverse sorti,
più al principio loro ve men vicine.
[Par I (103-111)]

Dante vede un preciso significato nell’ordine delle cose nella natura e nell’ambiente. Un ordine che invece nell’epoca dell’industrializzazione e del consumismo che stiamo vivendo, si è perso di vista con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Lo sguardo di Dante verso la natura è colmo di stupore e di meraviglia. Il nostro non è da meno, ma con molto affanno riusciamo a comprendere che dietro tanta bellezza c’è anche la sofferenza di un pianeta che stiamo consumando.
Se Dante fosse in vita oggi, sarebbe certamente molto critico nei confronti dei governi e di noi tutti del fatto che troppo poco si sta facendo per rispettare e salvaguardare il “creato”. La legge del Contrappasso di Dante ben si adatta a ciò che sta accadendo ai nostri tempi e per contrasto siamo chiamati ad una espiazione dovendo trasformare in modo radicale i nostri stili di vita, rinunciando a tanti comportamenti ormai in noi quasi naturali ma assai dannosi per la natura. La fase di transizione ecologica che, seppur lentamente sta procedendo, rappresenta proprio questa forma di espiazione come viene rappresentata nelle 7 cornici del Purgatorio, dove le anime devono appunto riparare le proprie colpe e purificarsi. Solo quando le anime saranno perfette com’erano in principio, potranno poi accedere al Paradiso. E così dovrà essere anche nella realtà, per ritrovare quell’equilibrio e quell’armonia con l’ambiente e la natura, che l’uomo ha compromesso con la sua avidità.

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